Polline

Polline

Ottobre 6, 2021 0 Di Marta Cerù

Esce in questi giorni, per la casa editrice Midgard di Perugia un libro di poesie che è un prezioso tesoro. Si intitola “Polline” e l’autore, il poeta che esce coraggiosamente allo scoperto con questa sua prima raccolta densa del lavoro di una vita, si chiama Andrea Cardellini. È nato a Città di Castello, il 26 Dicembre del 1973 e da sempre vive nella città umbra dalle tre torri. Si legge sul sito della casa editrice: “Malinconico, amante della vita, viscerale, inquieto, profondo. Statuario, granitico, di ferro, come un uomo d’altri tempi. Tenero, delicato, fragile. Presente, pronto, sempre pronto; a tutto. Chi è Andrea Cardellini? Un re bus complicato, apparentemente semplice. È tutto e il contrario di tutto. Un Uomo. Un Poeta.”

Prima di leggere le sue poesie, ho conosciuto Andrea Cardellini grazie a un’oscura vicenda di polli. Ero alle prese con un campo di forze generato da cariche positive e negative. Da una parte gli abitanti di una valle dalla bellezza sostenibile, dall’altra gli abitanti di un altrove, per i quali la bellezza della stessa valle era insostenibile. Per me era chiaro da quale parte stare, difendevo l’ambiente dove vivo dalla possibilità concreta che venisse insediato da un allevamento intensivo di polli, per farne carne da macello e per riempire pance mai sazie.

Era un tempo d’autunno, di giallore delle foglie in caduta, e Andrea Cardellini è arrivato con passo lento in questa insenatura di pianeta, scrittore in cammino, di quelli che non temono di posare lo sguardo sulle zone dilaniate dalla guerra e dal dolore. Non sapevo, incontrandolo, che il suo compito non fosse solo quello di un reporter dei conflitti tra esseri umani. La sua vera missione, ho scoperto conoscendolo, è quella dell’inviato speciale, all’interno delle zone dei conflitti che ognuno ha con se stesso. E per raccontarli, esplorando un’area sconfinata come l’animo umano, occorre prendere in prestito metodi e strumenti dalla scienza, calarsi nell’incognito, sperimentare, riprodurre, fallire e riprovare, fuorviati spesso da risultati solo apparentemente soddisfacenti, sfiancati dai conti che non tornano, dalle smentite alle proprie teorie, sottoposti alla critica non sempre costruttiva, abbattuti dal proprio e altrui giudizio, fino a quando un’idea non raggiunge il bersaglio, senza peccare di presunzione prende forma, come un germoglio da un seme. Ed è quella vera, l’unica possibile, esprimibile in un’unica forma, che si fa poesia, espressione in parole del sentimento nella sua essenza.

La poesia di Cardellini nasce da un approccio allo scrivere simile a quello della ricerca scientifica, perché non esiste separazione tra umanesimo e scienza, tra letteratura e matematica, tra poesia e fisica. Se si potesse definire un metodo poetico non sarebbe molto dissimile da quello galileiano della scienza. E come il fisico indaga le leggi dell’universo in tutte le sue forme, dalle galassie più lontane alle particelle che nessuno potrà mai vedere, il poeta si cala all’interno della vita di un’anima, la sua, ne attraversa le domande, i dubbi che accecano, l’esperienza sensibile, e lì dove si cala accende lanterne, parole scelte con cura minuziosa, le prova, le riprova, misura i risultati, prende dati e li confronta, fino ad arrivare a quella forma di comunicazione, che nella sua verità essenziale spiega tanti fenomeni, a volte tutti, a volte solo alcuni. Come una legge fisica unifica in un’unica equazione forze tra loro apparentemente differenti, così la poesia unifica le esperienze umane per cogliere l’universalità da ciò che è unico e l’unicità da ciò che è universale.

“Polline” è il titolo di un libro che traccia un percorso nella natura, quella che riguarda l’animo di ognuno di noi. Già dal titolo è chiaro quanto questo viaggio non sarà disgiunto da un camminare attento al suolo che si calpesta, al cielo, all’aria, all’acqua agli abitanti, tutti, di un unico pianeta. A quella natura fatta di semi, alberi, radici, funghi, alburno, durame, pietre, e quella polvere fioraie, che si volatilizza, si posa e si riposa permettendo alla vita di fare il suo corso, di continuare nonostante tutto.

La raccolta organizzata delle poesie di Cardellini è un universo da tenere stretto nel posto a noi più caro. È una sorgente di acqua per i momenti di sete vera, di arsura. Non basta leggerla una sola volta. È quel luogo al quale tornare e ritornare, perché, lasciandolo per rientrare a casa, osserveremo il cielo e lo vedremo più nitido, tutto ci sembrerà più chiaro, avremo intuito un senso. Leggendo e rileggendo le poesie di questo autore di origine umbra, quindi cresciuto in quella regione che mantiene in sé l’aggettivo verde legato al colore dei boschi, dei campi, delle colline e del Tevere che l’attraversa appena nato, ci si ritrova dentro con la propria vita: la loro forma si adatta al sentimento di chi legge.

Ha dell’incredibile il mio incontro con l’autore di questo libro miniera. Ero ossessionata dalla parola polli, non riuscivo a liberarmene, e questo starci dentro mi ha portato in dono una parola dai poteri curativi e densi di nutrimento. Ero spaventata dallo scontro di forze e sentivo di essere facile bersaglio, esposta, nuda. Avevo preso un’infreddata, nella forma di un attacco, una minaccia di querela. Avevo bisogno di forza, e non ne avevo abbastanza. Eppure, come per incanto, una parola come polli ha catturato una sillaba, e la parola polline mi ha aiutata a diradare la nebbia del dubbio, che ti spinge a indietreggiare di fronte al nemico. Ho capito infatti che non era una questione di nemici o amici, ma di vita o di morte. E in queste questioni vince sempre e comunque la vita. Quella vita che evolve nelle cellule, nei batteri, nei virus, negli animali, nei funghi, nei licheni, negli esseri umani, come nei polli e nei pollini. Si è delineata in me quella consapevolezza profonda chiamata comprensione, che avviene quando un vero maestro ti prende per mano e ti spiega il senso di un fenomeno spiegandoti la formula, la legge di natura.

Il poeta, come lo scienziato, cala una lente dall’alto, dal generale al particolare per poi tornare al generale, consapevole dell’influenza che la sua lente, la sua storia di essere umano, avrà su quello che osserva, che studia e che interpreta. Usa metafore, figure retoriche, ritmo, parole scelte e accostate, come lo scienziato fa con i numeri e i simboli del linguaggio matematico. C’è tanto di scientifico nelle poesie di Cardellini, come è giusto che sia, perché il metodo poetico è un metodo di ricerca. Il poeta veicola gli stessi strumenti tipici della scienza e, calandosi nella vita la interpreta in poesia, restituendoci le domande a quelle risposte che credevamo di aver già trovato.

Sono tante le mie preferite in questa raccolta. Cambiano ogni volta che la sfoglio, a seconda di dove sono. Ma se dovessi sceglierne una oggi, da condividere, che non sia la magnifica che titola il volume, sceglierei “Non fui che un seme”:

Non fui che un seme

I cui rami adesso

scricchiolano al vento un canto barbaro.

Il bollore dei sogni

ha squartato le gemme

il fermento s’è dissolto

lasciandomi affogare in sterili alfabeti.

Esule nel corpo

dilaniato dall’incanto

cerco sempre l’inatteso

non pensando a ciò che accade.

In me non ho che sete

e fame, bagliori e spavento.

Fa’ che il mio canto

posato sulle stelle e pianto

nell’arsura di ogni giorno

lasci a terra un altro seme

e che questa vita folle

sia soltanto quanto serve

per il prossimo raccolto.