Plpl2018-Quarto

Plpl2018-Quarto

Dicembre 2, 2019 0 Di Marta Cerù

Quarto giorno nella Nuvola di Fuksas: presente alla Plpl2018. Il tempo vola nella nuvola e per acchiappare tutte le parole che piovono ci vorrebbero vite infinite. Mi dilungo ogni giorno di più e ne chiedo venia, sperando che chi legge arrivi comunque alla fine, perché dietro ogni parola c’è una persona e un libro che potrebbe diventare il libro di una vita. La nuvola di stasera sembra più una manta, mi fa Claudia Salmastri, e in effetti la prima parola afferrata stamattina è stata Acqua. L’ha lanciata Michele Serra, assieme a tre parole a me care: Musica, Silenzio e Ascolto. È il tema del suo libro “Sull’acqua” (Aboca Edizioni): un testo che nasce come melologo (musica con testo recitato). La lettura non poteva accompagnare un’orchestra che non c’era e il silenzio era un’utopia, con l’invasione dei cercatori di libri e degli spacciatori di storie. La storia letta dallo scrittore Michele Serra riguarda l’acqua di falda sotto Milano, un “oceano nero come la notte e trasparente come le stagioni”, pompata per anni dall’industria dell’acciaio Falck e ora in risalita da quando l’industria ha cessato di produrre. Ora l’acqua ha un suono che assomiglia a una parola frusciante di sole vocali, sono spariti i suoni metallici dell’industria, e la sua risalita è una speranza di vita. Sapremo usarla con gratitudine, cambiando atteggiamento nel consumo delle risorse vitali del nostro pianeta?

La stessa domanda se la pone anche mio figlio, che da diciottenne immagina il suo futuro nell’eterno presente. È stato lui a farmi scoprire lo stand di Piano B Edizioni, una casa editrice “parecchio indipendente”, che si ispira all’immagine mentale del “piano B”, ovvero la soluzione efficace per antonomasia: una strategia che da una situazione di stallo può offrire un’inconsueta via d’uscita. C’è una collana dall’aspetto scuro, che presenta testi come “Il pianeta tossico. Sopravviveremo a noi stessi?” di Giancarlo Sturloni. E una collana dal nome Elementi perché propone una tavola periodica fondamentale per la nostra esistenza, ogni elemento associato a un autore. Mi colpisce trovare il libro intitolato “Amicizia. Amore, prudenza, politica e natura” di Ralph Waldo Emerson, uno dei filosofi centrali della cultura americana.

Questo incontro mi fa afferrare al volo la parola Amicizia che mi accompagna dall’inizio di questa avventura nella nuvola.
Mi muovo con la sensazione di apprendere un mestiere, quello di scrivere, in compagnia di tantissimi amici. Persone camminano lungo traiettorie e intessono una ragnatela che colora la trasparenza. Ogni tanto due percorsi si annodano, si forma un piccolo garbuglio, dal quale ognuno ritrova il capo per andare avanti ormai legato all’altro. Ho incontrato tanta vita camminando nella nuvola, ho ritrovato nodi solidi e ne ho intrecciati di nuovi. Oggi c’era tutta la compagnia del Premio Racconti nella Rete ideato da Demetrio Brandi, perché lui in persona è arrivato allo stand Castelvecchi, editore del volume “Racconti nella Rete 2018”. Ero felice di ritrovare alcuni degli amici conosciuti vincendo questo premio, con i loro racconti assieme al mio. Demetrio porta avanti il progetto da 25 anni e ha creato una ragnatela piena di nodi tra gli amici scrittori che si ritrovano in queste occasioni. Oggi ho rivisto Giangiacomo Tedeschi, Ester Arena, Claudia Dalmastri, Elisa De Leonardis, Marco Floridia e Claudia Mereu.Grazie a questa riunione nella nuvola, ho conosciuto Marco De Angelis, giornalista, illustratore, grafico, le cui vignette girano il mondo. Tra le sue tante attività, è il creatore della rivista Buduar e giurato del premio per il racconto umoristico, vinto quest’anno da Claudia Mereu.

La parola amico si è unita per una strana coincidenza alla parola corsa, incontrando il giornalista Roberto di Sante che presentava il suo libro “Corri. Dall’inferno a Central Park” (Ultra Edizioni). È una storia di viaggio che il suo collega e amico, della redazione del Messaggero Palladini, ha presentato come quei viaggi narrati da Bruce Chatwin, descrizioni di ciò che si incontra all’esterno ma anche della trasformazione umana attraverso il viaggio. Roberto è risalito dal fondo di un pozzo chiamato depressione, questo racconta nel suo libro, e lo ha fatto correndo. Ma quello che mi ha colpito del suo racconto, più del fatto che abbia corso sei maratone, a partire da quella di New York, città dove ho vissuto e che continuo ad amare, sono stati gli elementi che ha indicato come chiavi per uscire dal tunnel: un medico che è stato prima di tutto umano e non solo un tecnico dispensatore di farmaci, la maniglia dell’amicizia di chi ti sta accanto, nonostante la malattia, l’aggancio al filo di una passione, per lui la corsa. Il farmaco serve per la malattia, ma non deve impedire la cura. Malattia, Cura, Farmaco, Droga, sono parole che mi toccano da vicino e che piovono spesso nel mio quotidiano. Le ho catturate in due libri molto diversi tra loro:

Il primo è quello della scrittrice Ilaria Palomba edito da Gaffi e intitolato “Disturbi di luminosità”. Lo presentavano lo scrittore e critico filosofo Giordano Teodoli, e lo scrittore e maestro Paolo Restuccia, non a caso soprannominato “Genius”. Il testo della Palomba nasce dal trauma di uno stupro e da una malattia mentale, aspetti che riguardano l’autrice nel senso di un romanzo di auto fiction. Lei è una scrittrice complessa, come la definisce Teodoli, e in questo romanzo dimostra la caratteristica della freschezza, nel senso di un testo nuovo che obbliga il lettore a prenderlo per quello che è, perché è difficile trovare agganci con mondi letterari di riferimento. Restuccia ha insinuato la possibilità che la parola freschezza sia pericolosa, perché, se da un lato è sinonimo di novità e di rinascita, dall’altro può essere associata all’ingenuità. L’intento del romanzo è stato di raccontare un’ossessione, ha dichiarato Ilaria, quella di riuscire a stare al mondo senza lasciarsene divorare e senza divorarlo. Chi ha un disturbo borderline ha una consapevolezza di cosa è bene e cosa è male ma prova il bisogno di andare oltre.

Il secondo ha a che fare con la Cura che percepisco nella sensibilità dello scrittore Andrea Mauri. Nel suo “Due secondi di troppo” (Edizioni Il Seme Bianco), dedicato alle madri che vedono oltre, narra di un figlio che cura la malattia di sua madre. Il suo romanzo, ha un incipit che non molla la presa: è una causa che contiene già l’effetto di catturare il lettore con la forza impalpabile di un profumo al quale non si può resistere: “Lo stesso profumo di una vita: Poison. Lo sento lungo il corridoio che porta alla stanza di mia madre. Tutte le volte che entro e l’annuso, è lì, presente, a impregnare pareti e pavimenti: mi butterei a carponi, mi metterei a strisciare, farei cadere le sedie, mi infilerei in ogni angolo. Seguirei istintivamente la scia di mia madre, ne seguirei l’aroma. Quel profumo ha il potere di tenermi legato pure adesso che sono adulto”.

Grazie ad Andrea Mauri e alla sua missione nella nuvola, quella di raccontare questa fiera e le sue storie di scrittori e di libri per la RADIOICCWEB, ho incontrato tre protagonisti di un libro che è nato da un testo teatrale, in un caso di inversione della direzione delle trasposizioni. Paolo Vanacore, autore teatrale, Carmen Di Marzo, attrice, e Alessandro Panatteri, musicista e compositore, hanno portato in giro per l’Italia lo spettacolo teatrale “La vera storia di Rosy D’Altavilla”. Ora il testo è diventato il romanzo scritto da Paolo Vanacore e edito da Lilit Book. Il fantastico trio l’ho associato alle parole Effimero, Musica e Oblio. Come l’autore ha raccontato, scrivere un romanzo da un testo teatrale è la sfida di fermare un’arte effimera, con la possibilità di inserire nel testo tante sfumature sospese. La storia è quella di una donna che scopre di aver vissuto due vite, Rosetta bidella napoletana e Rosy d’Altavilla diva del Café Chantant. La vicenda del personaggio è parallela a quella delle musiche ritrovate e adattate per lo spettacolo, canzoni napoletane salvate dall’oblio grazie all’eredità che Panatteri ha ricevuto da suo padre, un baule di spartiti con le immagini delle Chanteuse e una collezione di album 78 giri.
Esco sempre più tardi dalla nuvola e immagino di viverci per sempre, in questa biblioteca di Babele. E sarei “happy as a clam”, come dicono a New York. Uno dei miei ricordi da salvare di quella vita newyorkese è la sensazione di entrare nella più grande libreria che avessi mai incontrato, lo Strand Bookstore, ricettacolo di libri usati. Era in Fulton Street sotto il Brooklyn Bridge, e ora è perduta nell’oblio…