Vacanze Pitagoriche

Vacanze Pitagoriche

Luglio 30, 2025 0 Di Marta Cerù

Di ritorno dalle Vacanze Pitagoriche provo a scriverne cercando una prospettiva sfuggente tra gli innumerevoli punti di vista, tanti quanti i partecipanti a questa esperienza incentrata su Lucrezio e il De Rerum Natura. Interprete, traduttore in prosa e mediatore è il Prof. Piergiorgio Odifreddi, autore tra le tante pubblicazioni anche del libro “Come stanno le cose. Il mio Lucrezio, la mia Venere” (Rizzoli 2013). Odifreddi dichiara il suo intento in apertura del libro e del corso su di esso focalizzato: ‘L’editor presente, cioè io, non pretende certo di competere in questo tipo di impresa con Vittorio Sermonti, e meno che mai con roberto Benigni. ma ha almeno l’ambizione di proporre un libero adattamento in prosa dell’intero De rerum natura, insieme a una scelta antologica (in corsivo) che ne indichi i brani più significativi, e un piccolo apparato di introduzioni e note che ne evidenzino le formidabili intuizioni scientifiche. (…) Spesso, bastano anche piccole accortezze, quali identificare Venere con una spinoziana Dea, sive Natura, o l’animo e l’anima con le funzioni del cervello e del sistema nervoso, per illuminare di luce nuova questi versi antichi, che una lettura troppo letterale rischierebbe di far apparire antiquati, offuscandone la visionaria attualità’. 

Dal canto mio, dopo aver partecipato a sei lezioni relative agli altrettanti capitoli dell’opera di Lucrezio, provo a rielaborare il vissuto, cominciando dalla fine e dai saluti, dalle bollicine di parole catturate da alcuni dei partecipanti, quelli che faticano a salutarsi e fino all’ultimo si attardano con la scusa di un panino, di una birra. A dire il vero potrei cominciare dall’inizio, pensando alla prima persona che ho incontrato e che è anche una delle ultime che ho salutato. Si tratta di Matteo, in arte Supermat, che mi regala le parole RELATIVO e AUTOREFERENZIALE. Abbiamo scherzato parecchio, durante vari momenti di confronto, sull’autoreferenzialità di ognuno di noi, a partire dal Prof. Odifreddi, il quale, avendo scritto di tutto di più, nel corso della sua carriera di logico matematico e divulgatore, cita spesso le sue innumerevoli interviste e i suoi scritti che, seppure in numero finito, contengono fonti scientifiche e umanistiche difficilmente numerabili. Matteo si presenta come un ingegnere informatico, che ha lasciato il ‘posto da ingegnere’ per mettersi in proprio e darsi da fare a supportare studenti e studentesse che manifestano il proposito di iscriversi a ingegneria. Ha creato una piattaforma utile a supportare la preparazione dei test di ingresso alla facoltà. Ma prima ancora di questo, il suo alter ego Supermat è nato per incontrare il bisogno di un supporto con la matematica di base, con la difficoltà a maneggiare polinomi, scomposizioni in fattori, goniometria, trigonometria, logaritmi, esponenziali, e chi più ne ha più ne metta… Il canale YouTube contiene brevi video che sono pillole di spiegazioni per chi al liceo non riesce a stare al ritmo, ha bisogno di tutoraggio. Il suo punto di vista mi interessa, ho ben presente coloro che si trovano in difficoltà con la matematica e che la scuola non riesce a seguire passo passo. 

Matteo mi dice che la sua preoccupazione riguarda il tasso di abbandono di ingegneria al primo anno, altissimo, quasi il 50%. È come se molti si svegliassero alla fine della scuola superiore e decidessero di iscriversi a ingegneria senza avere ben chiara la difficoltà della matematica richiesta. Sono soggetti che, pur superando i test di ingresso, spesso non hanno idea dell’impegno richiesto per affrontare esami complessi e a volte anche ‘odiosi’ ma pur sempre necessari lungo il percorso per arrivare alla laurea in ingegneria. È da queste motivazioni che ha vestito i panni di un supereroe, provando a intervenire molto prima che gli studenti e le studentesse si trovino di fronte ai test di ingresso.

Non ci sono tanti docenti iscritti a questo corso, pur essendo acquistabile con il Buono Docenti. La cosa mi ha stupita fin dall’inizio, ma frequentandolo mi accorgo che non si tratta propriamente di un corso incentrato sulla didattica, né della matematica né delle scienze. Piuttosto è una formula di vacanza che attrae persone interessate ai temi cari al Prof. Odifreddi, logico matematico ma anche grandissimo divulgatore delle scienze tutte. AUTOREFERENZIALE dunque è una parola alla quale è impossibile sfuggire, in un consesso di tante menti radunate attorno al multiverso delle conoscenze di Lucrezio e, per la proprietà transitiva, a quello del prof. Odifreddi. Ognuno di noi tende a esserlo, se non altro in fase di presentazioni, per farsi conoscere, a volte anche per fare sfoggio della propria formazione, dei propri interessi, della propria CULTURA. La parola me la regala Stefano, il suo punto di vista parte dalla statistica, poi finisce in Banca d’Italia, ma come tutti qui, anche per lui l’intento di fondo è ampliare la propria CULTURA e camminare in montagna, cosa che facciamo ogni giorno, esplorando il Renon, con le sue piramidi di terra e la passeggiata di Freud.

La prima lezione del corso riguarda il manoscritto del De rerum natura, ovvero la storia di come lo scritto sia arrivato fino a noi, nonostante le censure, le dimenticanze, le sparizioni, le distruzioni casuali o volute. Chi è Lucrezio non è dato sapere. La prima versione dell’opera è dovuta a Cicerone e sorge il sospetto che lui stesso abbia voluto esporre idee controverse al suo stesso pensiero, sotto mentite spoglie. Leggiamo nel libro di Odifreddi che ‘l’opera era andata perduta, e dell’autore erano rimaste solo notizie tanto vaghe, da far persino sospettare che non fosse neppure esistito, e si trattasse solo di uno pseudonimo. Forse di Cicerone che, oltre ad aver curato la pubblicazione postuma del poema, era stato l’unico contemporaneo a citare il nome di Lucrezio, descrivendo il suo libro, in una lettera al fratello del febbraio -54, come «pieno di splendido ingegno, ma anche di dottrina»’.  Come sia o non sia, quel primo manoscritto è sparito per secoli, fino a che non è stato ritrovato e copiato in tre/quattro esemplari. Scrive ancora il Prof. Odifreddi: ‘Il ritrovamento della prima copia perduta avvenne nel gennaio del 1417, in un’imprecisata località della Germania centrale, e in seguito ne sono state localizzate altre due complete e una parziale. addirittura, alcuni frammenti carbonizzati coevi all’originale sono stati rinvenuti nella biblioteca della Villa dei Papiri di Ercolano nel 1753, benché si siano potuti srotolare e leggere soltanto più di due secoli dopo, nel 1987’. 

E sono queste le copie poi giunte fino a noi, in parte integre, in parte ricostruite. Le traduzioni dal latino sono varie, alcune vogliono mantenere lo scritto in versi, come quella più conosciuta di Alessandro Marchetti (1633-1714), colui che ‘effettuò la prima traduzione italiana del De rerum natura, sulla scia di quella francese del 1649 di Pierre Gassendi. La fece con molta libertà, forse anche troppa: i 7415 versi pervenutici dell’originale latino (qualcuno è andato perduto) divennero così 10.724 in italiano. La versione del Marchetti fu molto apprezzata per la creatività letteraria, ma molto avversata per la fedeltà alla visione atea e materialista di Lucrezio’. Non si tratta di una versione che mantiene la lente scientifica e questo è uno dei motivi che ha spinto il Prof. Odifreddi a cimentarsi con la sua traduzione/interpretazione in prosa che, durante il corso e nel libro è commentata e corredata di immagini e di accostamenti scientifici che vanno dalla matematica alla fisica alla biologia e oltre… 

L’organizzatore del corso chiamato Vacanze Pitagoriche è Federico Giudiceandrea, fondatore di Maurits srl, una società che si prefigge di sostenere talenti emergenti nelle prime fasi di sviluppo delle loro idee imprenditoriali. Federico ha contribuito allo sviluppo tecnologico di tecniche innovative in ambito della scansione ottica e questo gli ha consentito di impegnarsi a sostenere innovative start-up, nonché il progetto di queste vacanze tra valli e vette della scienza e della sua divulgazione. La parola che mi regala è in verità un motto, TUTTO È NUMERO, ed è questo lo spirito che anima la settimana. Tornare sempre e comunque alla scienza e al suo linguaggio d’elezione, la matematica, qualunque siano i temi e le tangenti che i convenuti vogliano portare, per esercitare l’arte della filosofia. Una delle motivazioni per cui un tema come l’analisi dettagliata del De Rerum Natura può avere senso, sia per chi si trovi ad affrontare queste vacanze con lo spirito di puro ascolto, sia per chi ricerchi spunti per la didattica, la trovo nella citazione di Primo Levi che apre il libro di Odifreddi: ‘Se avessi letto Lucrezio in liceo me ne sarei innamorato, ma Lucrezio non si legge volentieri nei licei: ufficialmente perché è troppo difficile, di fatto perché dai suoi versi ha sempre emanato odore di empietà. Perciò, fin dall’antichità gli si è costruito intorno un involucro di silenzio, ed oggi di quest’uomo straordinario non si sa nulla. Coscientemente o no, per lungo tempo è stato considerato pericoloso perché cercava un’interpretazione puramente razionale della Natura, aveva fiducia nei propri sensi, voleva liberare l’uomo dalla sofferenza e dalla paura, si ribellava contro ogni superstizione, e descriveva con lucida poesia l’amore terrestre. La sua fiducia a oltranza nella esplicabilità dell’universo è la stessa degli atomisti moderni. Il suo materialismo, anzi meccanicismo, è candido e ci fa sorridere, ma affiorano qua e là intuizioni sorprendenti’. 

Per ognuno di noi, a dispetto delle differenze, il percorso di questa settimana è stato ILLUMINANTE, come mi ricorda Giovanni, il quale saluta Odifreddi ringraziandolo per aver aperto tante porte ma anche rimproverandolo perché gli ci vorrà una o tante vite per richiuderle tutte! La SPERANZA è nella CONTINUITÀ con il passato di un trattato che anticipa tanto della scienza, per come si è sviluppata nei secoli, attraversando il metodo scientifico di Galileo e la fisica classica di Newton, per arrivare ad Einstein e alla rivoluzione della Fisica del Novecento. È Giuliano, con il suo sguardo limpidissimo, a porre l’accento sulle parole SPERANZA e CONTINUITÀ, mentre Carla mi regala la parola FUTURO. La sua curiosità per questo corso è proprio quella di capire le eventuali strade che la scienza di oggi sta intraprendendo verso quali direzioni future. Carla è un’imprenditrice, ha un’azienda vinicola in Abruzzo, la Tenuta Tre Gemme, ma viene da studi di ingegneria e ha mantenuto una curiosità viva e attiva per la scienza. Queste sono le sue vacanze, la sua ricarica per affrontare la gestione di un’azienda che non lascia mai la mente davvero libera. Da vera imprenditrice crede nel futuro, quali che siano i dubbi (legittimi in questo consesso) sull’esistenza o meno del tempo!

Mi chiedo quanti di noi ritorneranno a confrontarsi con questo libro, o con altri temi proposti dal Prof. Odifreddi. Di sicuro io ci sto ritornando in questi giorni successivi ai saluti, sul libro di Odifreddi e sui tanti spunti di questa vacanza. La parola RITORNO me la regala Federica, biologa ricercatrice, e la interpreto alla lettera come un desiderio: quello di fare ritorno in questi luoghi dove abbiamo camminato accompagnati dalle parole incalzanti del Prof. Odifreddi e quindi dal linguaggio della logica matematica o del logico matematico. Il quale, interrogato su cosa sia la matematica risponde serafico: ‘La matematica è quella che fanno i matematici‘, e non c’è dubbio che tenga su questo!

Mi restano alcune parole a concludere questa breve cronaca infinitesimale rispetto al tutto che sono state le Vacanze Pitagoriche. La prima è LAGO, dono di Carlo, il quale si riferisce al suo lago dove tornare, quello di Como, con la o stretta. Io la interpreto a modo mio, dalla riva, pensando a come abbia provato a partecipare a questo percorso ma mi sia tenuta a terra, non abbia voluto veramente rischiare la navigazione, per quanto fosse delimitata da confini visibili. Mi sono sentita inadeguata, come spesso e volentieri , in preda alla domanda delle domande che mi caratterizza e che è affiorata varie volte, ascoltando dibattiti in punta di pensiero: ‘Che ci faccio qui?‘ Non lo so. Ma provo a darmi una risposta. E la trovo nella parola di Andrea che è SCOPERTA.

Me la regala ai saluti, lasciando che ognuno di noi scriva qualcosa sulla carta da pacchi con la quale ha foderato la sua copia del libro del Prof. Odifreddi. Un gesto protettivo, antico, un gesto da maestro, come i suoi gesti di dimenticanza, veri intenti educativi per i suoi alunni della scuola media e per me che lo eleggo a compagno di camminate e di scoperte. Sono venuta a scoprire cosa fossero le Vacanze Pitagoriche. Ora lo so. Eppure non lo so. E in questa ILLUSIONE della mente (la parola ILLUSIONE me la regala Sergio, neurologo esperto in provocazioni su ogni possibile argomento, sempre pronto a intervenire in difesa di Parmenide) lascio Bolzano, su un treno diretto verso Roma, che accumulerà oltre due ore di ritardo, quasi a non volere che arrivi a destinazione. D’altra parte la FELICITÀ di esserci stata deve avere il tempo di trasformarsi in GRATITUDINE. Queste due parole me le regala Rossana, violinista, cultrice di queste vacanze fin dalla prima edizione. E per questo sempre attenta ad accogliere, tenere il posto, armonizzare le parti, tante, passate, presenti e future. Grazie Rossana. E grazie Cosetta, non iscritta al corso ma partecipe e non partecipe, che mi regala la parola forse più bella, che in un attimo riassume tutto il De Rerum Natura, e queste vacanze: AH INCREDIBILE, mi raccomando con il punto esclamativo!