Soglia

Soglia

Giugno 26, 2022 1 Di Marta Cerù

Da quanto tempo mi trovo sulla Soglia? Da una vita, da oltre la mia vita? Quest’anno non ho partecipato al Salone Internazionale del Libro di Torino, sono rimasta sulla Soglia. Non ero dentro, non ero fuori, guardavo da un oltre e mi osservavo, invisibile, dagli stand conosciuti e sconosciuti che non potevo raggiungere. La Soglia è così, sei dove non sei e non sei dove sei. È il luogo dei saluti protratti, dove non ci si vuole lasciare andare, dove credevo fossero gli amici di un tempo ad avere quel difetto, di non lasciarmi mai chiudere la porta a fine serata, trattenendomi sulla Soglia a chiacchierare, le migliori conversazioni allo scadere del tempo di una serata che non poteva finire. Ma in realtà ero io a tenere quella porta aperta: “resta ancora un po’, quante parole ancora non dette”, pensavo in quell’attesa di attraversare l’ostacolo dei miei occhi a brandina. Occhi incalzati dal sonno, socchiusi dal bicchiere di troppo. Socchiusi, non chiusi, Soglia di perle brillanti, occhi lucidi, stanchi, Soglia di un mondo, il mio, che vuole fondersi nel tuo.

Soglia tra pietra e legno

Ero per scelta assente dal Salone, sulla Soglia appunto, e pur nella felicità del motivo che mi teneva lontana spettatrice, avevo il magone del sentirmi esclusa, privata, deprivata, da quella immersione totale che mi rende un pesce nel suo mare. Ero invece spiaggiata, perché la Soglia è così, ti lascia oltre, né dentro né fuori. In quei giorni, dell’essere e non essere, ho portato con me un piccolo libro di poesie, intitolato Soglia, appunto. Simona Possenti è l’autrice tra le fila di Bertoni Editore, che ho scoperto nel Salone ‘straordinario’, intitolato Vita Supernova, quello slittato da Maggio a Ottobre, nel 2021. Poco prima di arrivarci avevo incontrato l’autrice in passeggiata, tra le valli dell’Umbria, una regione che rimane una Soglia, per me non umbra, approdata entro confini non disegnati dal mare, seguendo il desiderio di un’appartenenza, seppure con radici volanti.

Camminata attorno a San Zeno- Valle del Minima

Durante quella passeggiata ho avuto modo di conoscere la Simona Possenti donna, che cammina pensando e pensa camminando. Che è poi la definizione dei filosofi, pensatori in cammino. E infatti lei della filosofa ha il cappello. È insegnante di questa materia così importante e nell’osservare i suoi modi, la sua grazia, la sua partecipazione al passo del camminare, ho potuto cogliere quanta fortuna abbiano gli studenti che la incontrano sul loro cammino. Non sapevo del suo scrivere poesie, durante quel tempo di passi tra le colline. Ma scoprendolo, ho voluto cercare il libro dal titolo evocativo: “Si intitola Soglia il mio libro”, mi ha detto, “pubblicato da Bertoni, editore umbro, che merita una visita se vai al Salone”. 

L’editore Bertoni al Salone Internazionale del Libro di Torino Ottobre 2021

Così ho fatto. Sono andata a cercare lo stand di Bertoni e da allora Soglia mi accompagna, o forse sono io ad accompagnare questo piccolo volumetto. Scorro le pagine dal colore antico, leggo e rileggo alcune poesie, senza averne ancora toccate altre, quasi a voler restare sulla Soglia, anche e persino, di questo prezioso compagno di viaggio. 

Ho chiesto a Simona di partecipare alla Lunga Notte delle Chiese che aveva per tema la parola IN-CONTRO. Le ho chiesto di incontrare, in una serata di letture ad alta voce sotto le stelle, nella cornice di San Zeno, la chiesa del 1300 in Val Minima recuperata all’abbandono, il poeta Andrea Cardellini e i suoi versi del libro Polline. Mentre presentavo questo incontro di versi diversi, di voci non uguali, ho realizzato quanto il titolo di uno, Polline, lasciato volare sulla soglia del vento, si agganciasse perfettamente al titolo dell’altro, Soglia, base solida di in un incontro di due voci, due onde di frequenze differenti che, sommandosi, hanno creato un canto, una musica polifonica, dialogo tra basso continuo e melodia. Melodia in versi, quelli della Possenti che tendono a ricucire una Soglia, tra le luci e le ombre, compresenti in ognuno. 

la poeta Simona Possenti dialoga con il poeta Andrea Cardellini: alla Soglia del Polline ovvero di spargere Polline dalla Soglia

CERCO TE

È che cerco te

nelle lacrime di stasera

non perché sia triste

ma saresti il cristallo variopinto del sale

perché è nel male

che nasce sotto le unghie

quando incido il suo nome sulla schiena

che di te sento il bisogno la pena

Una cicatrice s’apre

per le figure della notte

nel dondolio delle molle

si sollevano bolle

di inchiostro pesante:

sangue

che gruma le mie vesti belle

Come sposa non più straniera

saluto te Parola

che risorgi su me sul farsi del giorno 

In questa raccolta poetica “Simona ci racconta una storia partendo dalle origini”, si legge nella prefazione di Antonella Giacon,è un’origine speciale, che non a tutti tocca in sorte, quella di nascere con una ridotta capacità visiva. (…) Questa particolare condizione pone l’autrice in una posizione di vantaggio in quanto le permette di ‘vedere’ in altre forme ciò che per la maggior parte di noi è nascosto: la compresenza dell’ombra e della luce dentro e fuori di noi”. 

Solo riconoscendo quanto luce e ombra siano una sola cosa, solo con la capacità di vedere la luce nell’ombra e l’ombra nella luce, grazie alla centratura sulla Soglia, ovvero di quel ‘margine concluso’, quel ‘privilegio in bianco e nero‘, quei due mondi che si congiungono nell’essere del poeta e della sua poesia, possiamo davvero incontrare il diverso e riconoscerlo in noi. Ed è questa la condizione che ci apre al dialogo, sempre e comunque, l’ascolto, sulla Soglia del vento, del Polline che ognuno di noi sprigiona.

SOGLIA

La soglia è un margine concluso

privilegio in bianco e nero

una linea da toccare

Siedo da sempre

a cavalcioni sulla soglia

Appartengo a due mondi

che si congiungono in me

Sono un lembo di cicatrice

una sutura

Allungo le braccia ma la luce di accendino

che possiedo

si fa corta

Sento il confine

lo stipite

Premo il timpano contro esso

impercettibili passi

avverto.

So leggere perfettamente le mille congruenze

di un viso accennato

Quando si spegne l’accendino

s’allarga un buio elettrico

Energia di grafi boreali

che danzano

Il mondo ravvicinato

è meravigliosamente imperfetto

Mi è proprio un passo di rettile

un oscuro sentore

come bussola

Da lontano il mondo pare un grazioso acquerello stentato

e poetico

I personaggi sono come figurine di carta

marionette di cui apprendo le movenze

Soglia

È un volo senza zavorra

Passaggio certo

Nel vuoto cadenzato

Fogli sparsi di un libro privo di brossura