Epitaffi

Epitaffi

Settembre 30, 2022 4 Di Marta Cerù

Tra la vita e la morte preferisco la vita. Persino pensando a chi è morto mi concentro sulla sua vita. È questo il mantra che mi è restato impresso per giorni, dopo aver ascoltato le parole di Andrea Carvelli, poeta e artista delle immagini, che presentava il suo primo volume di poesie intitolato Epitaffi, per la collana L’Erudita di Giulio Perrone Editore.

Ho incontrato l’autore durante una serata romana ancora estiva, in quel salotto che si è creato al centro del quartiere Prati Delle Vittorie, grazie al festival intitolato “Il Mondo Nuovo”: un mese di eventi letterari, teatrali, musicali, per la direzione artistica di Mario Soldaini, supportato da Andrea Micozzi, e con lo sponsor della famosa pasticceria Vanni.

Ogni sera, dal 27 Agosto fino al 11 Settembre, sul palco fisso in Via Col di Lana, chiusa al traffico, si è parlato di libri, di narrativa, poesia, o saggistica, e a seguire si poteva ascoltare musica dal vivo. Non sempre le sedie erano tutte piene, ma l’idea di ritrovarsi all’aperto, in modo quasi casuale, ad ascoltare letture e musica ogni sera, è stata una bella scommessa. Mi sono potuta fermare solo due volte, ed è stato così che ho avuto la fortuna di rimanere catturata dalle parole di Carvelli. Anzi, per meglio dire ho catturato due delle sue parole. La prima è Epitaffi, come il titolo del suo elegante libro pubblicato in Aprile, la seconda è Eros, che Andrea mi ha rivelato essere il tema della sua prossima raccolta di poesie.

Me ne ha parlato lo stesso autore, con il quale ho chiacchierato alla fine della presentazione. Con lui c’erano amici e parenti, come sua cugina, che mi ha colpito per l’entusiasmo e l’amore che mi ha trasmesso per le opere di Hemingway, una in particolare Fiesta. A presentare Andrea sul palco, oltre a lei, c’era il suo amico pittore Francesco Turi. Mi racconta di aver scritto una breve operetta intitolata “Morire a Bruxelles”, una sorta di giallo emerso dalla penna di un artista dei pennelli e delle parole. Mi sono inserita nella compagnia come se ne facessi parte da sempre. Forse perché indossavo un cappello identico a quello del poeta, o forse perché lo spirito di queste serate sembrava proprio quello di far sentire a casa, in un salotto, persone di diverse provenienze, apparentemente sconosciute, che, scambiando parole e bevendo un bicchiere, si scoprono affratellate dall’amore per la lettura e la scrittura. 

Il libro di Carvelli raccoglie quaranta epitaffi, il primo a se stesso, tutti gli altri scritti per i suoi vip, ovvero personaggi più o meno famosi, che ci hanno lasciati negli anni 2020 e 2021: dalla Carrà a Maradona, dal Ferlinghetti della Beat Generation al Pietrangeli di Contessa. Le poesie sono soprattutto sonetti, composti con rigorosa attenzione alla metrica. I contenuti riguardano le vite di defunti celebri, agli occhi di molti che hanno pianto la loro morte. E la cosa che prima di tutto mi colpisce è proprio la selezione di questi vip. A chi avrei dedicato i miei epitaffi, se avessi pensato di scriverli, in questi ultimi anni in cui tante persone della generazione prima della mia ci hanno lasciato? Forse avrei scritto per i miei fari, per i miei vip, mi sono risposta, pensando a Pietro Greco e a Rossella Panarese, a Piero Angela, a Ennio Morricone, a Franca Valeri, a Ezio Bosso, a Luis Sepulveda, o a Gino Strada. Alcuni dei nomi scelti da Andrea Carvelli li avrei scelti anche io. Ma è evidente che non tutti i suoi vip sarebbero stati i miei vip.

Riflettendo sui nomi scelti e sulle vite onorate da Carvelli, mi ha colpito l’originalità del suo lavoro, che in realtà si inserisce in un filone non nuovo, basti pensare all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master. Attraverso una struttura fissa, come quella della poesia in metrica, Carvelli ha saputo illuminare i propri fari, scegliendoli prima di tutto, e poi fissando in pochi tratti e altrettante pennellate originali la loro vita, già nota a tantissime persone. Era difficile non cadere nel ritratto scontato. Eppure, ognuno degli epitaffi è contenuto in una forma originale, che denota il sentimento di Carvelli. La sua penna di poeta ha saputo cogliere per ogni vita quel piccolo particolare che ne restituisce il senso. Quel senso al quale tutti tendiamo, ma che abbiamo forse la fortuna di cogliere solo davanti alla morte.